“La Medicina Palliativa, quella medicina particolare che dovrebbe accompagnarci con una cura ricca di umanità e di delicatezza fino alla fine della nostra vita”.
Sono le parole dell’on. Paola Binetti che invitano alla presentazione del suo ultimo libro L’approccio della Medicina Palliativa, oltre i confini della guarigione, che si svolgerà venerdì 17 aprile alle ore 15.00 presso la Camera dei Deputati, nella Sala della Regina, piazza Montecitorio 10 Roma.
Per accedere è necessario accreditarsi all’indirizzo: Binetti.stampa@gmail.com
L’Arte di Curare quando non si può Guarire
M. Elisabetta Calabrese
Nel vocabolario comune, la parola “cura” è spesso incatenata al concetto di “guarigione”. Siamo abituati a pensare alla medicina come a una battaglia lineare: c’è un nemico (la malattia) e l’unico successo possibile è la sua eliminazione. Ma cosa succede quando il corpo non può più tornare allo stato precedente? È qui che entra in gioco la Medicina Palliativa, una disciplina che non si arrende di fronte all’inguaribilità, ma sposta l’obiettivo dalla malattia alla persona.
Oltre l’etimologia: un mantello protettivo
Il termine deriva dal latino pallium, il mantello che i viandanti usavano per proteggersi dalle intemperie. La Medicina Palliativa non promette di fermare la pioggia, ma si impegna affinché il viaggiatore non si bagni, non senta freddo e non affronti il cammino in solitudine.
Contrariamente ai pregiudizi diffusi, le cure palliative non sono “la medicina della morte”. Sono, al contrario, la medicina della massima qualità di vita possibile. Non accelerano né posticipano la fine ma mirano a dare dignità al tempo che resta, qualunque esso sia. E soprattutto non riguardano solo il cancro, ma si applicano più in generale a malattie croniche degenerative, insufficienze d’organo e patologie neurologiche nelle fasi avanzate.
La Medicina Palliativa si fonda su un approccio multidimensionale. Il dolore, infatti, non è mai solo fisico. Oltre al controllo dei sintomi e ad una gestione rigorosa del dolore, offre quel supporto psicologico quale accompagnamento per il paziente e per i familiari, che spesso vivono un “lutto anticipatorio”. Non meno importante è l’attenzione all’aspetto spirituale ed esistenziale in termini di rispetto delle convinzioni profonde, dei desideri e della ricerca di senso nelle fasi finali della vita. In questa visione di unità di cura, il paziente non è mai solo perché la famiglia è parte integrante del percorso e riceve supporto attivo per evitare il burnout assistenziale.
La dignità come obiettivo terapeutico
Scegliere le cure palliative non significa “smettere di curarsi”, ma scegliere una cura diversa. Significa abbracciare un percorso che valorizza ogni singolo istante.
In un mondo che corre verso l’efficienza a tutti i costi, la Medicina Palliativa ci ricorda che la fragilità merita ascolto e che, anche quando non c’è più spazio per la speranza di guarire, c’è sempre spazio per la speranza di stare bene.
“Tu conti perché sei tu, e conti fino all’ultimo momento della tua vita.”
— Cicely Saunders, fondatrice delle cure palliative moderne






