Tumore della prostata: la radioterapia stereotassica associata alla terapia farmacologica riduce del 45% il rischio di morte 

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Pubblicati su “The Lancet Oncology” i risultati a lungo termine dello studio italiano ARTO, primo trial randomizzato a dimostrare un vantaggio in termini di sopravvivenza globale negli uomini con carcinoma prostatico oligometastatico resistente alla castrazione.

Milano, 22 luglio 2026 – Aggiungere la radioterapia stereotassica alla terapia farmacologica standard nel trattamento del carcinoma della prostata oligometastatico (con un numero limitato di metastasi) riduce del 45% il rischio di morte complessivo – e del 63% quello legato specificamente al tumore – rispetto alla sola terapia farmacologica. È quanto emerge dai risultati a lungo termine dello studio italiano ARTO[1], recentemente pubblicati sulla rivista internazionale “The Lancet Oncology”.


Coordinato dalla Struttura Organizzativa Dipartimentale di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi di Firenze, ARTO è un trial clinico randomizzato di fase 2, il cui primo firmatario è Giulio Francolini dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO).
Lo studio, condotto in 16 centri italiani, ha coinvolto 157 uomini con carcinoma prostatico oligometastatico resistente alla castrazione, con l’obiettivo di indagare l’effetto sinergico della radioterapia stereotassica – una moderna tecnica di radioterapia ad altissima precisione in grado di colpire con dosi elevate lesioni tumorali molto piccole – con il trattamento farmacologico a base di abiraterone acetato e prednisone. La ricerca è stata interamente finanziata dalla Fondazione Radioterapia Oncologica, da 30 anni attiva nella promozione della ricerca scientifica in ambito radioterapico.
 

Già i risultati preliminari dello studio, pubblicati nel 2023 su “Journal of Clinical Oncology[2], avevano mostrato, dopo 6 mesi di trattamento, una riduzione significativa del PSA – Prostate Specific Antigen (la proteina prodotta dalla prostata utilizzata come indicatore per valutare la salute della ghiandola) e dell’insorgenza di nuove lesioni, ritardando quindi la progressione biochimica e radiologica della malattia.
 

I nuovi dati pubblicati su “The Lancet Oncology” hanno confermato e ampliato questi risultati, valutando esiti ancora più maturi e clinicamente rilevanti, come la sopravvivenza globale e la mortalità cancro-specifica, dopo un follow-up mediano di oltre quattro anni (53 mesi) e senza registrare un aumento degli effetti collaterali nel gruppo di pazienti trattati con radioterapia.
 

“Lo studio ARTO dimostra, per la prima volta in un trial randomizzato, che l’aggiunta della radioterapia stereotassica alla terapia sistemica standard determina un miglioramento significativo della sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma della prostata oligometastatico. Aver documentato un beneficio non solo sulla progressione di malattia ma anche sulla sopravvivenza globale e specifica per tumore, con un follow up di oltre quattro anni, rafforza il ruolo centrale che la radioterapia moderna può avere nel trattamento multidisciplinare dei tumori”, dichiara Giulio Francolini, membro del Consiglio Direttivo AIRO.


[1] Francolini G, et al. SBRT plus abiraterone acetate and ADT versus abiraterone acetate and ADT in oligometastatic castrate-resistant prostate cancer (ARTO): long-term, unplanned overall survival analysis of an open-label, randomised, phase 2 trial.  Lancet Oncol. 2026;27: Issue 7, p830-838. doi:10.1016/S1470-2045(26)00178-6

[2] Francolini G, Gaetano Allegra A, Detti B, et al.Stereotactic Body Radiation Therapy and Abiraterone Acetate for Patients Affected by Oligometastatic Castrate-Resistant Prostate Cancer: A Randomized Phase II Trial (ARTO). J Clin Oncol. 2023;41(36):5561-5568. doi:10.1200/JCO.23.00985